giovedì 17 dicembre 2009

FEMMINILE PLURALE

Parafrasando il titolo di una raccolta di racconti scritti da una delle persone che più abbia stimato e amato nella vita, Maria Teresa Barnabei. Femminile plurale, sì, o semplicemente dette DONNE. In una riflessione che, partendo dalla quotidianità, mai banale, come invece si potrebbe credere, arriva a sfiorare e poi approfondire temi importanti della vita di ogni donna.
Oggi inizierei facendo una riflessione sul senso di certe favole che abbiamo ascoltato da bambine, lette a noi dalle nostre mamme e riproposte, inesorabilmente, alle nostre figlie.
".......e vissero felici e contenti!".....il principe azzurro, atteso e sospirato libera le fanciulle imprigionate in più che metaforiche prigioni, torri o foreste intricate, donando loro amore e felicità. Ora, senza scendere in un'analisi approfondita sulla sessualità delle metafore della prigionia, mi soffermerei, piuttosto sul quel "cavolo" di PRINCIPE AZZURRO e sull'utopistico "... E VISSERO FELICI E CONTENTI."
Ma si può essere più meschini? E non mi stupisce che la stramaggioranza delle fiabe per bambini siano state scritte da uomini. In fondo, non c'è cosa migliore, per imporre una volontà a qualcuno, di cominciare a inculcargliela e piccole dosi fin da tenera età. E così accade con le favole, e le varie Biancaneve , rimasta incredibilmente illibata nonostante l'ambigua convivenza con sette nani; senza parlare di Cenerentola alle prese con un principe incapace di trovarsi moglie da solo e aiutato dal padre che gli organizza una sorta di mega orgia con le zitelle del regno; passando attraverso La Bella Addormentata nel bosco la quale, proprio quando raggiunge l'età in cui potrebbe cominciare a spassarsela, cade in un sonno centenario e trova solo al risveglio l'attesa felicità. In fine, ma non per questo ultima, la stoica scelta di Bella de La Bella e La Bestia, che per salvare l'intera famiglia si immola sposando un mostro...
Ma qual'è l'esatto senso di tutte queste storie? qual'è la ragione profonda che spinge narratori di secoli passati a scrivere certe favole e editori di tempi moderni a continuare a pubblicarle?
Ecco, la risposta che mi frulla in testa da un po' è sempre la stessa, cioè, che vivendo in una società sessista e maschilista, l'unico modo per far sì che le donne stiano dentro i ranghi di ciò che "SOCIALMENTE SI CONVIENE A UNA DONNA", ma si legga pure ciò che " ALLA SOCIETà MASCHILE CONVIENE" è infilare le bambine, appena nate, appena partorite, in una bella formella, come quelle da pasticceria, versare saggiamente gli ingredienti giusti ( pazienza, rassegnazione, attesa del principe azzurro il quale arriva solo se si è praticata una vita di clausura, nella torre, nella foresta con sette nani impotenti o gay, oppure addormentata, della serie "CRESCI BENE CHE RIPASSO", e soprattutto che una volta arrivato, quel principe, bello e biondo, o mostro- come La Bestia- è l'unico che ti tocca e devi viverci drammaticamente PER SEMPRE FELICI E CONTENTI)mescolare con premura, ma neanche tanto, infilare in forno per la cottura e aspettare che il dolce sia pronto.
Ovviamente non tutte le ciambelle escono col buco. Molte lievitano alla perfezione, ma alcune ciambelle salgono sù gobbe, o addirittura sbuffano fuori dalla forma.
E così accade anche per noi femminucce. Molte si tengono nella forma, vengono sù donnine perfette, da matrimonio, da famiglia; altre vengono sù un po' gobbe, cioè lievitate bene in alcuni punti, un po' meno in altri, e così saranno mogli perfette e pessime casalinghe, oppure grandi madri ma scadenti a letto e di conseguenza cornificate alla prima occasione; altre ancora, sbuffando fuori dalla forma, vengono immediatamente etichettate e, anche poco cordialmente, relegate ai margini di questa società. "Puttana", "Ragazza Facile" (anche se io direi Felice), "Troia", "Donnaccia"; termini per i quali, pur avendo divorato lo ZINGARELLI dalla prima all'ultima pagina, non ho trovato sinonimi al MASCHILE. E no, per i maschietti c'è PUTTANIERE cioè che va con le puttane, ma non lo è a sua volta, il che diventa per un uomo non un dipregiativo, bensì un rafforzativo della potenza; esiste
DONNAIOLO, cioè che va con le donne, ma non per questo criticabile, anzi, di questi tempi omofili, trovare qualche maschiaccio che ancora ci preferisce ai suoi simili, potrebbe sembrare miracolistico. No, non esistono proprio parole che rivolte ad un uomo risultino offensive come quelle sopra elencate e rivolte a noi ragazze.
E mi fermo qui, per il momento, altrimenti le mie riflessioni rischierebbero di diventare uno sproloquio senza fine.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai anche un blog...beh! Mi sembra giusto! Sei una donna multitasking! Mi piaci sempre più...un abbraccio.

Lina P.

hablar para mi

sono io, sono lina, ho 34 anni e parlo di me, delle cose che penso, di quelle che faccio e di quello che non dico e non faccio...non si sa mai.