lunedì 22 settembre 2008

MARIPOSA

Tre respiri profondi, due sorrisi rivolti agli angeli. Così si sono aperti i cancelli del cielo e la sua anima è volata via.
Papà non c'è più. E' andato a percorrere quella strada che si fa da soli; dopo alcuni giorni di lenta e silenziosa agonia finalmente la sua nave ha preso il largo e non tornerà più in questo porto, ma solcherà le onde in oceano aperto.
Solo alcuni schizzi del mare, solo alcuni profumi di terre lontane, solo alcuni silenzi, come in questo momento, ritorneranno a sfiorare la nostra memoria e a parlarci di lui.
Con la sua morte non si è spenta solo una vita, con lui si chiude un'epoca per un intero paese, per migliaia di persone che già da domani avvertiranno il vuoto della sua assenza, perchè papà non era solo un abitante di Mosciano, papà ERA Mosciano. Era il sangue del suo paese, scorreva in ogni sua vena, in ogni suo vicolo, in ogni bar dove con gli amici beveva e giocava a carte, era il campetto di bocce dove si gioca al sabato e alla domenica, era nelle sale da biliardo dove vinceva a stecca, era tra i ragazzi che parleranno di lui come di un mito intramontabile.
E poi era una casa vuota. La nostra, quella in cui da anni viveva da solo perchè insieme non era più possibile. E restano i silenzi, certi vuoti incolmabili, i desideri dei se e dei ma e non può bastare un solo perchè a colmare queste assenze.
Papà non c'è più e con lui va via il ricordo di una vita passata a lottare, perchè il suo essere un diverso l'ha costretto a vivere ai margini e dopo tanti anni quei luoghi si erano fatti troppo stretti anche per uno come lui che amava la solitudine, o fingeva, rassegnato alla sua condizione..
Papà ha abbracciato la sua croce, la sua malattia come fonte di liberazione. In silenzio, come solo lui sapeva fare e con la dignità di chi stava percorrendo una strada scelta e voluta con tutto se stesso. Senza chiedere niente se non un piccolo aiuto a voltarsi sul letto quando ormai anche il materasso sembrava fatto di pietre e spine; senza lamentarsi mai di quei dolori che il cancro, la fame e la sete gli hanno imposto crudelmente.
Lui ha espiato tutto in vita e quello che resta a consolare i nostri cuori feriti è la certezza che la sua anima sia volata alla casa del Padre, lieve come una farfalla e pura e limpida come in quel 5 di Marzo del '48 quando aveva messo piede su questa terra.
Altre parole, altri ricordi non hanno più senso, perchè quado la Dolce Signora ti tende le braccia e ti conduce a sé accarezzandoti dolcemente, così come la morte ha fatto col mio papà, allora si può solo cercare la serenità di sapere che ora lui è lì, nella casa eterna e sta bene.
E anche se la vita ha scelto altre strade per noi e per il nostro amore, sappiamo solo adesso di averti finalmente ritrovato, papà.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

complimenti per come hai scritto,non solo nel tuo libro,ma in particolare pe questo ricordo di
tuo padre.
Un abbraccio da Tino e Pina

Anonimo ha detto...

Bravissima Lina sei riuscita perfettamente ad esprimere i tuoi sentimeneti e la sofferenza e la contraddizione nella vita di tuo padre. Il coraggio nel prendere delle decisioni importanti ti fa sentire spesso,unico e solo. Ciao

hablar para mi

sono io, sono lina, ho 34 anni e parlo di me, delle cose che penso, di quelle che faccio e di quello che non dico e non faccio...non si sa mai.