sabato 13 novembre 2010

femminile plurale#5

“È solo sesso, non farci un film!”
Lapidaria. Scolpita. Nella voce e nell’ espressione del suo viso.
Una storia senza futuro può essere solo una storia di sesso.
E va bene, pensa lei, si può fare, può essere bello anche questo!
In effetti sì, sarebbe stato bello anche così. Ma come fare? Come comportarsi e, soprattutto, in che modo proteggersi. Perché lei lo sapeva bene di essere affetta da AMOREFACILE, una patologia frequentemente riscontrata in quasi tutte le sue amiche single della stessa età. Trentadue anni e voglia di una storia d’amore.
Invece la macelleria del pressapochismo continuava e rifilare la solita carne trita.
Poi le tornavano in mente le parole di sua nonna: “mia cara, noi donne non sappiamo fare bene i conti e per una salsiccia siamo disposte a prenderci sempre pure il porco intero!”
Lapidarie parole, scolpite, pure quelle, nella voce e nell’espressione di sua nonna che il “porco intero” se l’era preso sessantatre anni prima e aveva smesso di sopportarlo dopo appena cinque. Ma quelli erano altri tempi e aveva dovuto tenerselo. Nel bene e nel male.
La prima regola da rispettare, le aveva detto la sua migliore amica, è la regola di Pretty woman : niente baci con la lingua. Quelli non vanno proprio bene, ci si mescola troppo.
Ma come si fa a fare sesso con uno che ti tira senza neanche baciarlo? Prima regola infranta. Che buoni i suoi baci, però!
La seconda regola da rispettare, sempre dettata dalla stessa amica,era quella di non dire cose carine. “sì, mi piace!” è ammesso. Lo puoi dire, ma solo se ti sta facendo capire che vuole approvazioni sulla performance.
Qualche miagolio pure, gratificano lo spirito animalesco e illudono il tipo che tu sia sottomessa. “ma ricordati bene, quello che non è assolutamente ammesso è dire frasette insipide tipo: mi sei mancato! No, quello non puoi dirlo, ti sei fregata da sola, perché poi parte una menata interminabile di rimproveri sul fatto che si era detto NIENTESENTIMENTI, niente smancerie.
“io sono un uomo chiaro e schietto, magari ti posso sembrare un po’ stronzo, ma sono coerente”. Peggio di uno stronzo c’è solo uno stronzo coerente.
“te l’ho detto subito, solo sesso, è meglio per tutti. Poi se ci vai sotto non piangere e non dare la colpa a me”.
“E già prima di cominciare ti ritrovi in netta inferiorità.” Continuava la sua amica dall’alto della sua esperienza di storie di solo sesso passate ad innamorarsi del tipo e finite con una LAPIDARIA mazzata sui denti. Sì, le sue erano parole da tenere in considerazione.
Ma lei si domandava:”perché dovremmo essere sempre noi ragazze ad andarci sotto?”
“ credi a me, prevenire e meglio che curare!” aveva concluso l’amica.
E allora lei si disegna una strategia. “infallibile” si dice. Strategia che lui, invece, infallibilmente, demolirà. Troppo abile, lui.
Fanno l’amore, anzi, sesso, l’equivalente di un’ora di sudore in palestra. Finiscono. Lei si alza dal letto. Impunemente usa la sua camicia per coprirsi mentre va in bagno. Non lo guarda nemmeno, si stente forte.
Torna nella stanza, gli rivolge un sorriso malizioso e soddisfatto mentre con le mani fruga per recuperare i propri vestiti … “i maschi stronzi fanno sempre così, hanno sempre un impegno che non può attendere” si dice nella mente mentre continua ad applicare la sua strategia.
Si riveste. Sfila dalla borsetta il rossetto. Lui è rimasto impassibile sotto le lenzuola, ancora nudo. Lo sbircia dallo specchio mentre traccia sulle labbra il bordo col rosso Chanel.
È pronta, bellissima, sexy.
Si avvicina al letto, si abbassa per baciarlo e ringraziarlo del tempo trascorso insieme.
Lui sorride. Lei si gira e prende la borsetta da sopra il comodino.
È fatta, pensa lei, ho fatto sesso come un uomo.
Poi lui le blocca il polso, deciso ma gentile. La guarda come un cucciolo e con una voce velata e dispiaciuta le sussurra: “ dai, non trattarmi come un oggetto, sono un uomo!” allora si alza la trattiene vigorosamente contro il muro, le bacia il collo, le respira addosso tutto il suo desiderio, la spoglia, la possiede, la domina, la controlla … l’orgasmo. Recupera la sua camicia, i suoi vestiti, infila velocemente le scarpe e imboccando la porta le dice: “scappo, ho un impegno che non può attendere.”

FEMMINILE PLURALE#2

FEMMINILE PLURALE #2
Le mie riflessioni oggi ruotano intorno a una teoria elaborata qualche tempo fa da una persona che mi è molto vicina e che cerca di spiegare, in modo decisamente non scientifico, ma quanto mai realistico in quanto fondata sull'esperienza diretta, la natura dei rapporti UOMO/DONNA.
La teoria è quella dei DUE LOBI in cui è diviso il nostro cervello, quello delle femminucce e quello dei maschietti, la cui attività regola la vita dei nostri pensieri e delle nostre azioni.
Come tutti ben sappiamo, dunque, il cervello umano è formato da due lobi, il destro e il sinistro. Ovviamente non potrò disquisire in maniera clinico/medica del loro funzionamento, mi limiterò a descrivere la teoria di cui sopra che recita quanto segue: IL CERVELLO di UN MASCHIO MEDIO, DIVISO IN DUE LOBI, PREVEDE CHE UNO DEI DUE SIA ECCESSIVAMENTE SOTTOSVILUPPATO, A LIVELLO di CAPIENZA, MENTRE L'ALTRO SIA STRAORDINARIAMENTE SOVRADIMENSIONATO. Nel primo lobo verranno elaborati i dati relativi alla DONNA DA SPOSARE, nel secondo quelli relativi alle DONNE DA TROMBARE. Vorrete, mi auguro, soprassedere sulla terminologia colorita delle mie definizioni, che, però, rendono l'idea di fondo in una maniera tale da impedirmi di usare parole più politically correct.
EBBENE Sì, il primo lobo è così piccolo perché in esso andranno contenuti pochissimi dati. La donna da sposare, infatti ,per tradizione e cultura, è una e solo una e per questo non occorre molto spazio per contenerne le informazioni; viceversa, e in questo mi viene in soccorso la drammatica statistica per cui il rapporto numerico uomo/donna è di uno a sette, il secondo lobo dovrà contenere una miriade di informazioni.
Tutto questo potrebbe non suscitare molte perplessità se non fosse per il fatto che i due lobi non sono comunicanti. Essi, infatti orbitano in assoluta autonomia l'uno dall'altro senza che ci sia la possibilità di uno scambio di INFORMAZIONI.
Ed ecco qui il punto della mia riflessione: SE UNA DONNA VIENE ARCHIVIATA NEL SECONDO LOBO -DONNA DA TROMBARE- MAI E POI MAI RIUSCIRà A PASSARE NELLA PRIMA E PIù AMBITA CATEGORIA. E ovviamente non mi soffermerò sul perché ogni donna desideri essere quella DA SPOSARE,o semplicemente quella con cui avere una storia normale, alla luce del sole, credo, infatti, di averne dato sufficienti spiegazioni nella mia riflessine FEMMINILE PLURALE #1.
Questa la teoria, questi i risultati: PER QUANTO UNA DONNA SIA ECCEZIONALE, BELLA, SEDUCENTE, INTELLIGENTE, SESSUALMENTE APPAGANTE, ECC...ECC..., se il maschietto di turno l'ha archiviata nel secondo lobo, potrà fare i salti mortali, inventare strategie, tentare anche di incastrare la propria persona nei ritmi e nelle esigenze del partner, ma non riuscirà mai a fargli cambiare idea. Il loro resterà sempre e per sempre una STORIA SENZA FUTURO.
Eppure noi ragazze non siamo così drastiche nelle nostre posizioni. Noi no.
Infatti siamo solite pensare e credere anche contro ogni evidenza, che quel rapporto possa trasformarsi, che possa sopravvivere anche oltre le quattro mura entro le quali si consumano gli amplessi. Siamo disposte a concedere al maschietto in questione la possibilità di andare a cena insieme, magari al cinema o semplicemente a fare una passeggiata all'aria aperta. Presentargli le nostre amiche, inserirli nel nostro privato tessuto sociale.
SEMPRE LE SOLITE ROMANTICHE??? SEMPRE LE SOLITE ILLUSE??
O forse, semplicemente IMPRUDENTI?

FEMMINILE PLURALE#1

FEMMINILE PLURALE #1
Parafrasando il titolo di una raccolta di racconti scritti da una delle persone che più abbia stimato e amato nella vita da studentessa, Maria Teresa Barnabei. Femminile plurale, sì, o semplicemente dette DONNE. In una riflessione che, partendo dalla quotidianità, mai banale, come invece si potrebbe credere, arriva a sfiorare e poi approfondire temi importanti della vita di ogni donna.
Oggi inizierei facendo una riflessione sul senso di certe favole che abbiamo ascoltato da bambine, lette a noi dalle nostre mamme e riproposte, inesorabilmente, alle nostre figlie.
".......e vissero felici e contenti!".....il principe azzurro, atteso e sospirato libera le fanciulle imprigionate in più che metaforiche prigioni, torri o foreste intricate, donando loro amore e felicità. Ora, senza scendere in un'analisi approfondita sulla sessualità delle metafore della prigionia, mi soffermerei, piuttosto sul quel "cavolo" di PRINCIPE AZZURRO e sull'utopistico "... E VISSERO FELICI E CONTENTI."
Ma si può essere più meschini? E non mi stupisce che la stramaggioranza delle fiabe per bambini sia stata scritte da uomini. In fondo, non c'è cosa migliore, per imporre una volontà a qualcuno, di cominciare a inculcargliela e piccole dosi fin da tenera età. E così accade con le favole, e le varie Biancaneve , rimasta incredibilmente illibata nonostante l'ambigua convivenza con sette nani; senza parlare di Cenerentola alle prese con un principe incapace di trovarsi moglie da solo e aiutato dal padre che gli organizza una sorta di mega orgia con le zitelle del regno; passando attraverso La Bella Addormentata nel bosco la quale, proprio quando raggiunge l'età in cui potrebbe cominciare a spassarsela, cade in un sonno centenario e trova solo al risveglio l'attesa felicità. In fine, ma non per questo ultima, la stoica scelta di Bella de La Bella e La Bestia, che per salvare l'intera famiglia si immola sposando un mostro...
Ma qual'é l'esatto senso di tutte queste storie? qual'é la ragione profonda che spinge narratori di secoli passati a scrivere certe favole e editori di tempi moderni a continuare a pubblicarle?
Ecco, la risposta che mi frulla in testa da un po' è sempre la stessa, cioè, che vivendo in una società sessista , maschilista, l'unico modo per far sì che le donne stiano dentro i ranghi di ciò che "SOCIALMENTE SI CONVIENE A UNA DONNA", ma si legga pure ciò che " ALLA SOCIETà MASCHILE CONVIENE" sia infilare le bambine, appena nate, appena partorite, in una bella formella, come quelle da pasticceria, versare saggiamente gli ingredienti giusti ( pazienza, rassegnazione, attesa del principe azzurro il quale arriva solo se si è praticata una vita di clausura, nella torre, nella foresta con sette nani impotenti o gay, oppure addormentata, della serie "CRESCI BENE CHE RIPASSO", e soprattutto che una volta arrivato, quel principe, bello e biondo, o mostro- come La Bestia- è l'unico che ti tocca e devi viverci drammaticamente PER SEMPRE FELICI E CONTENTI)mescolare con premura, ma neanche tanto, infilare in forno per la cottura e aspettare che il dolce sia pronto.
Ovviamente non tutte le ciambelle escono col buco. Molte lievitano alla perfezione, ma alcune ciambelle salgono su gobbe, o addirittura sbuffano fuori dalla forma.
E così accade anche per noi femminucce. Molte si tengono nella forma, vengono su donnine perfette, da matrimonio, da famiglia; altre vengono su un po' gobbe, cioè lievitate bene in alcuni punti, un po' meno in altri, e così saranno mogli perfette e pessime casalinghe, oppure grandi madri ma scadenti a letto e di conseguenza cornificate alla prima occasione; altre ancora, sbuffando fuori dalla forma, vengono immediatamente etichettate e, anche poco cordialmente, relegate ai margini di questa società. "Puttana", "Ragazza Facile" (anche se io direi Felice), "Donnaccia"; termini per i quali, pur avendo divorato lo ZINGARELLI dalla prima all'ultima pagina, non ho trovato sinonimi al MASCHILE. E no, per i maschietti c'è PUTTANIERE cioè che va con le puttane, ma non lo è a sua volta, il che diventa per un uomo non un dispregiativo, bensì un rafforzativo della potenza;
esiste DONNAIOLO, cioè che va con le donne, ma non per questo criticabile, anzi, di questi tempi omofili, trovare qualche maschiaccio che ancora ci preferisce ai suoi simili, potrebbe sembrare miracolistico. No, non esistono proprio parole che rivolte ad un uomo risultino offensive come quelle sopra elencate e rivolte a noi ragazze.
E mi fermo qui, per il momento, altrimenti le mie riflessioni rischierebbero di diventare uno sproloquio senza fine.

femminile plurale#4

FEMMINILE PLURALE #4
Il giorno della mia prima visita ginecologica strabuzzai gli occhi alla vista del lettino.
“Ma che roba è? Un pezzo della collezione LE MACCHINE DELLE TORTURE?” Ebbene sì. E , per quanto il Medioevo mi sembrasse finito da circa un millennio, mi sentii espropriata della mia contemporaneità.
Non sapevo che non sarebbe finita li.
Ok, il disagio iniziale. Ok quella imbarazzante posizione, con le gambe costrette sopra a due braccetti di metallo, per giunta gelidi. Ok anche a tutti i colori che a intermittenza si alternavano sulla mia faccia attraversando l’intero caleidoscopio dei colori sulla tavolozza dei fucsia, rossi e bordeax.
Quello però sarebbe stato solo l’inizio.
Quando decisi che avrei voluto un figlio, ormai alle visite ginecologiche mi ero abituata.
“…e tu donna PARTORIRAI CON DOLORE!” Disse quel tale , che non nomino per il semplice fatto che non sta bene parlare degli assenti. Mettiamola così: tra parto naturale e cesareo la differenza clinica c’è, ma il DOLORE, quello, è sempre lo stesso, è sempre tanto. Tra il prima e il dopo sembra che ci sia passata addosso un’intera carovana di sioux in fuga per tutto il Canada.
E pare che la tecnologia non abbia risolto il problema. Sono pochi, infatti, gli ospedali che offrono il supporto dell’epidurale che permette di alleggerire il carico di sofferenze.
Ok! Gravidanza portata a termine, marmocchio sfornato e io la scatola, aperta e richiusa come un vasetto Tupperware. Mi dico: “ il grosso è fatto! Adesso arriva la poesia.” Perché in fondo tutti cresciamo con l’idea che avere un bambino sia la cosa più bella del mondo. Sì, lo è…ma la poesia? Dov’è quell’aura magica che dovrebbe farci sbriluccicare gli occhietti al solo annusare il dolce profumo della vita appena arrivata tra le nostre braccia? Ebbene, quel profumo che tanto cerchiamo e riproduciamo cospargendo il pupetto con cremine d’ogni sorta, si perde tra l’odore asfittico dei pannolini e il nauseabondo dei bavaglini.
L’evidenza non si può negare.
E poi l’insonnia, le occhiaie gonfie come borsoni che s’attaccano alla pelle, i nostri vestiti striati di rigurgito, i peli sulle gambe che dimentichiamo di estirpare, le sopracciglia che sembrano grondaie. Per i successivi tre anni ci dimentichiamo di essere donne, mogli, siamo solo mucche con mammella on demand finché il latte dura e donne di fatica fisica, oltre che mentale, perché quei cosetti tanto carini, prima non camminano, e poi non smettono più di farlo. A noi tocca rincorrerli per tutta casa e anche in giro per le strade sembrando pazze isteriche se ci azzardiamo ad alzare la voce e a rischio telefono azzurro se anche un solo passante ci vede stendere uno sculaccione al pestifero monello.
Certo, è vero, non sono tutti pestiferi, non sono tutti monelli, non tutti stanno svegli venticinque ore al giorno. Alcuni riescono a fare 10/ 15 minuti di riposino, altri dormono miracolosamente per ore, ma in tutto questo dire, fare, baciare, lettera o testamento….alla fine della giornata, con la testa fusa, la schiena dolorante, le caviglie gonfie come zampogne li riponiamo nei loro lettini e li guardiamo mentre coi loro pugnetti chiusi si addormentano e cominciano a sognare.
MAGIA!
Dura solo un attimo, perché poi ti volti e vedi che devi ancora sistemare la cucina, sparecchiare la tavola, lavare i piatti, farti la doccia e, magari, occuparti anche del marito….che nel frattempo russa già sul divano.

venerdì 8 gennaio 2010

femminiel plurale #3

Stamattina mi sono ricordata di uno spot che andava tanto in tv quando ero bambina. Credo, e correggetemi se sbaglio, che fosse quello di un lievito per dolci e recitava "CHI FA DOLCI IL CIEL L'AIUTA". C'era una ragazzina, più o meno stilizzata, che impastava e sfornava torte bellissime e questa POLVERINA MAGICA....che però era solo lievito....e non quell'altra polverina altrettanto famosa....l'aiutava a fare dolci ancora più belli, più buoni, più soffici. Ed eccolo là, il mio solito pensiero malefico, rivolto inesorabilmente ai rapporti uomo/donna e al tempo trascorso ad impastare relazioni, rapporti sentimentali con ingredienti, più o meno validi, più o meno di qualità, aspettando che la torta lieviti. Raccolgo aneddoti in ogni dove; al supermercato, dove incontro mamme e mogli che si lamentano in continuazione di come la loro vita abbia preso sapori insipidi; dal parrucchiere, dove incontro donne intente a cercare il taglio giusto,il nuovo colore di capelli che le renda più seducenti; dall'estetista, dove la medievale pratica delle torture si perpetra con strappi mozzafiato ( e intendo letteralmente...perchè ad ogni strappo si resta per un attimo senza respirare ) all'inguine, sulle gambe, sotto le ascelle, sul viso, estirpando peletti in ogni dove per essere più lisce, morbide e profumate.......sì. morbide e profumate come il PANdiSPAGNA. Sì, proprio quello delle torte.
Ma quand'è che l'arte della pasticceria si è sostituita ai normali rapporti umani?
E di tutto questo impastare cos'è che poi ci interessa davvero?
Ecco, questa la domanda.....questa la risposta: TUTTO IL NOSTRO IMPEGNO RIVOLTO ALLA REALIZZAZIONE DELLA TORTA PERFETTA PER POTERCI PIAZZARE SOPRA la famosa CILIEGINA....IL SESSO....ma il sesso è solo la ciliegina sulla o può sostituire la torta stessa?
Sì. questa la mia modesta riflessione. I rappoti UOMO/DONNA tradotti nell'arte della pasticceria.
In fondo non è male, anzi, decisamente gustosa, ma di questi tempi mi sono accorta che torte e ciliegine sembrano non fare più parte della stessa lista di ingredienti, ovvero destinate a far parte dello stesso dolce. Così ci sono persone che hanno delle torte meravigliose, soffici, guarnite con ogni meraviglia e bontà....e altre che mangiano ciliegine in quantità industriale escludendo le torte dalla propria dieta.
LA CILEIGINA CHE DOVEVA COMPLETARE L'OPERA, ELETTA AL RANGO DI OPERA STESSA......ma sarà la stessa cosa?
Mi interrogo e interrogo le mie malcapitate amiche che confermano l'una e l'altra visione della vita: O SOLO TORTE , O SOLO CILIEGINE.
In fondo l'arte della pasticceria non è per tutti, e in questa epoca caratterizzata dalla fretta, dal mordi e fuggi, è molto più conveniente addentare al volo una, pur deliziosa ciliegina piuttosto che fermarsi a guardare se sotto c'è puere la torta.
CHE DIRE........!
Mi torna in mente un film, molto bello e denso " Un bacio romantico" di Wong Kar-wai (http://www.wikio.it/video/1891399... così gli date un'occhiata anche voi.....) in cui uno dei protagonisti riesce a sintetizzare il senso della vita proprio in una TORTA DI MIRTILLI..... il che fa della mia una riflessione poco originale.....e che ci vuoi fare?
" tutte le mattine propongo dolci di ogni sorta....a sera sono quasi tutti finiti.....ma la torta di mirtilli è rimasta intatta!"
Ora, cinica come sono, o come sono diventata per sopravvivenza, la mia prima reazione è stata: " E tu non fare più la torta di mirtilli...che poi ti tocca buttare, o che, riproposta il giorno dopo...o quello dopo ancora, si indurisce e fa ancora più schifo!".....certo, io sono cinica, è vero....ma continuando a guardare il film, la metafora della torta di mirtilli acquista un valore inaspettato e meno banale.....PRIMA O POI ARRIVERà QUALCUNO CHE VORRà UNA FETTA DI QUEL DOLCE E SAPRà APPREZZARLO, GUSTANDOLO NEL TEMPO CHE MERITA E NON MORDENDO E FUGGENDO VIA.
Certo, nella vita di tutti i giorni, nella speranza di essere quanto meno assaporate, ci accontentiamo di essere tortine di cioccolato, tiramisù, torte alla crema...più buone? più belle?.....o anche semplicemente ciliegine, da rubare, magari da sopra la torta di qualcun altro.
Ma se, ogni tanto, ci ricordassimo di essere noi stesse, e cioè anche delle fantastiche BLUEBERRY CAKE....TORTE DI MIRTILLI....di quelle che alla sera non sono state assaporate da nessuno....torte PARTICOLARI, NON PER TUTTI I PALATI.....alla fine non correremmo il rischio di essere più soddisfatte di noi stesse?

sabato 2 gennaio 2010

FEMMINILE PLURALE #2

Le mie riflessioni oggi ruotano intorno a una teoria elaborata qualche tempo fa da una persona che mi è molto vicina e che cerca di spiegare, in modo decisamente non scientifico, ma quanto mai realistico in quanto fondata sull'esperienza diretta, la natura dei rapporti UOMO/DONNA.
La teoria è quella dei DUE LOBI in cui è diviso il nostro cervello, quello delle femminucce e quello dei maschietti, la cui attività regola la vita dei nostri pensieri e delle nostre azioni.
Come tutti ben sappiamo, dunque, il cervello umano è formato da due lobi, il destro e il sinistro. Ovviamente non potrò disquisire im maniera clinico/medica del loro funzionamento, mi limiterò a descrivere la teoria di cui sopra che recita quanto segue: IL CERVELLO DI UN MASCHIO MEDIO, DIVISO IN DUE LOBI, PREVEDE CHE UNO DEI DUE SIA ECCESSIVAMENTE SOTTOSVILUPPATO, A LIVELLO DI CAPIENZA, MENTRE L'ALTRO SIA STRAORDINARIAMENTE SOVRADIMENSIONATO. Nel primo lobo verranno elaborati i dati relativi alla DONNA DA SPOSARE, nel secondo quelli relativi alle DONNE DA TROMBARE. Vorrete, mi auguro, soprassedere sulla terminologia colorita delle mie definizioni, che, però, rendono l'idea di fondo in una maniera tale da impedirmi di usare parole più politically correct.
EBBENE Sì, il primo lobo è così piccolo perchè in esso andranno contenuti pochissimi dati. La donna da sposare, infatti ,per tradizione e cultura, è una e solo una e per questo non occore molto spazio per contenerne le informazioni; viceversa, e in questo mi viene in soccorso la drammatica statistica per cui il rapporto nuerico uomo/donna è di uno a sette, il secondo lobo dovrà contenere una miriade di informazioni.
Tutto questo potrebbe non suscitare molte perplessità se non fosse per il fatto che i due lobi non sono comunicanti. Essi, infatti orbitano in assoluta autonomia l'uno dall'altro senza che ci sia la possibilità di uno scambio di INFORMAZIONI.
Ed ecco qui il punto della mia riflessione: SE UNA DONNA VIENE ARCHIVIATA NEL SECONDO LOBO -DONNA DA TROMBARE- MAI E POI MAI RIUSCIRà A PASSARE NELLA PRIMA E PIù AMBITA CATEGORIA.E ovviamente non mi soffermerò sul perchè ogni donna desideri essere quella DA SPOSARE,o semplicemente quella con cui avere una storia normale, alla luce del sole, credo, infatti, di averne dato sufficienti spiegazioni nella mia riflessine FEMMINILE PLURALE #1.
Questa la teoria, questi i rusultati: PER QUANTO UNA DONNA SIA ECCEZIONALE, BELLA, SEDUCENTE, INTELLIGENTE, SESSUALMENTE APPAGANTE, ECC...ECC..., se il maschietto di turno l'ha archiviata nel secondo lobo, potrà fare i salti mortali, inventare strategie, tentare anche di incastrare la propria persona nei ritmi e nelle esigenze del partner, ma non riuscirà mai a fargli cambiare idea. Il loro resterà sempre e per sempre una STORIA SENZA FUTURO.
Eppure noi ragazze non siamo così drastiche nelle nostre posizioni. Noi no.
Infatti siamo solite pensare e credere anche contro ogni evidenza, che quel rapporto possa trasformarsi, che possa sopravvivere anche oltre le quattro mura entro le quali si consumano gli amplessi. Siamo disposte a concedere al maschietto in questione la possibilità di andare a cena insieme, magari al cinema o semplicemente a fare una passeggiata all'aria aperta. Presentargli le nostre amiche, inserirli nel nostro privato tessuto sociale.
SEMPRE LE SOLITE ROMANTICHE??? SEMPRE LE SOLITE ILLUSE???

giovedì 17 dicembre 2009

FEMMINILE PLURALE

Parafrasando il titolo di una raccolta di racconti scritti da una delle persone che più abbia stimato e amato nella vita, Maria Teresa Barnabei. Femminile plurale, sì, o semplicemente dette DONNE. In una riflessione che, partendo dalla quotidianità, mai banale, come invece si potrebbe credere, arriva a sfiorare e poi approfondire temi importanti della vita di ogni donna.
Oggi inizierei facendo una riflessione sul senso di certe favole che abbiamo ascoltato da bambine, lette a noi dalle nostre mamme e riproposte, inesorabilmente, alle nostre figlie.
".......e vissero felici e contenti!".....il principe azzurro, atteso e sospirato libera le fanciulle imprigionate in più che metaforiche prigioni, torri o foreste intricate, donando loro amore e felicità. Ora, senza scendere in un'analisi approfondita sulla sessualità delle metafore della prigionia, mi soffermerei, piuttosto sul quel "cavolo" di PRINCIPE AZZURRO e sull'utopistico "... E VISSERO FELICI E CONTENTI."
Ma si può essere più meschini? E non mi stupisce che la stramaggioranza delle fiabe per bambini siano state scritte da uomini. In fondo, non c'è cosa migliore, per imporre una volontà a qualcuno, di cominciare a inculcargliela e piccole dosi fin da tenera età. E così accade con le favole, e le varie Biancaneve , rimasta incredibilmente illibata nonostante l'ambigua convivenza con sette nani; senza parlare di Cenerentola alle prese con un principe incapace di trovarsi moglie da solo e aiutato dal padre che gli organizza una sorta di mega orgia con le zitelle del regno; passando attraverso La Bella Addormentata nel bosco la quale, proprio quando raggiunge l'età in cui potrebbe cominciare a spassarsela, cade in un sonno centenario e trova solo al risveglio l'attesa felicità. In fine, ma non per questo ultima, la stoica scelta di Bella de La Bella e La Bestia, che per salvare l'intera famiglia si immola sposando un mostro...
Ma qual'è l'esatto senso di tutte queste storie? qual'è la ragione profonda che spinge narratori di secoli passati a scrivere certe favole e editori di tempi moderni a continuare a pubblicarle?
Ecco, la risposta che mi frulla in testa da un po' è sempre la stessa, cioè, che vivendo in una società sessista e maschilista, l'unico modo per far sì che le donne stiano dentro i ranghi di ciò che "SOCIALMENTE SI CONVIENE A UNA DONNA", ma si legga pure ciò che " ALLA SOCIETà MASCHILE CONVIENE" è infilare le bambine, appena nate, appena partorite, in una bella formella, come quelle da pasticceria, versare saggiamente gli ingredienti giusti ( pazienza, rassegnazione, attesa del principe azzurro il quale arriva solo se si è praticata una vita di clausura, nella torre, nella foresta con sette nani impotenti o gay, oppure addormentata, della serie "CRESCI BENE CHE RIPASSO", e soprattutto che una volta arrivato, quel principe, bello e biondo, o mostro- come La Bestia- è l'unico che ti tocca e devi viverci drammaticamente PER SEMPRE FELICI E CONTENTI)mescolare con premura, ma neanche tanto, infilare in forno per la cottura e aspettare che il dolce sia pronto.
Ovviamente non tutte le ciambelle escono col buco. Molte lievitano alla perfezione, ma alcune ciambelle salgono sù gobbe, o addirittura sbuffano fuori dalla forma.
E così accade anche per noi femminucce. Molte si tengono nella forma, vengono sù donnine perfette, da matrimonio, da famiglia; altre vengono sù un po' gobbe, cioè lievitate bene in alcuni punti, un po' meno in altri, e così saranno mogli perfette e pessime casalinghe, oppure grandi madri ma scadenti a letto e di conseguenza cornificate alla prima occasione; altre ancora, sbuffando fuori dalla forma, vengono immediatamente etichettate e, anche poco cordialmente, relegate ai margini di questa società. "Puttana", "Ragazza Facile" (anche se io direi Felice), "Troia", "Donnaccia"; termini per i quali, pur avendo divorato lo ZINGARELLI dalla prima all'ultima pagina, non ho trovato sinonimi al MASCHILE. E no, per i maschietti c'è PUTTANIERE cioè che va con le puttane, ma non lo è a sua volta, il che diventa per un uomo non un dipregiativo, bensì un rafforzativo della potenza; esiste
DONNAIOLO, cioè che va con le donne, ma non per questo criticabile, anzi, di questi tempi omofili, trovare qualche maschiaccio che ancora ci preferisce ai suoi simili, potrebbe sembrare miracolistico. No, non esistono proprio parole che rivolte ad un uomo risultino offensive come quelle sopra elencate e rivolte a noi ragazze.
E mi fermo qui, per il momento, altrimenti le mie riflessioni rischierebbero di diventare uno sproloquio senza fine.

hablar para mi

sono io, sono lina, ho 34 anni e parlo di me, delle cose che penso, di quelle che faccio e di quello che non dico e non faccio...non si sa mai.